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Che cosa sono i Livelli essenziali delle prestazioni (LEP)

Lo Stato ha il potere di legiferare in maniera esclusiva nella "determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale". A stabilirlo è l'articolo 117 della Costituzione, così come modificato con la riforma costituzionale entrata in vigore nel 2001.

Ma cosa sona i "livelli essenziali delle prestazioni", chiamati anche con l'acronimo "LEP"? Si tratta di quei servizi e quelle prestazioni che lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, in quanto consentono il pieno rispetto dei diritti sociali e civili dei cittadini. In particolare, quando si parla di LEP si fa riferimento ai servizi di carattere sociale, in maniera distinta dai LEA (Livelli essenziali di assistenza) che riguardano il campo sanitario.

In altri termini, lo Stato definisce uno standard di servizi e prestazioni adeguato alle esigenze di tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo di residenza, ed eroga di conseguenza le risorse necessarie agli enti locali per poterli garantire. In particolare, tali risorse sono destinate agli enti che non ne dispongono autonomamente, che quindi dovrebbero ricevere un contributo più sostanzioso dallo Stato centrale.

Questo principio è rimasto finora sostanzialmente inapplicato, a favore del metodo di calcolo della 'spesa storica', cioè l'attribuzione delle risorse sulla base di quanto già speso dallo stesso ente in passato per lo stesso servizio: così chi già garantiva determinati servizi ha ricevuto di più e chi non li ha mai erogati non riceveva niente. In questo modo, i divari territoriali, anziché ridursi, si sono allargati sempre di più, tradendo l'intento contenuto nella Costituzione e impedendo a milioni di italiani di esercitare appieno i propri diritti di cittadinanza.

La legge di Bilancio 2021 compie un primo passo in avanti verso una distribuzione più equa, con l'introduzione degli Obiettivi di servizio, a partire dalle revisioni metodologiche approvate dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard. A tutti i Comuni è stata garantita una copertura finanziaria minima sugli asili nido e sui servizi sociali comunali, grazie a un incremento del Fondo di solidarietà comunale.

Ma la vera svolta arriva solo nel corso del 2021 con il governo presieduto da Mario Draghi e, in particolare, con l'azione del ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna.

Innanzitutto, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che considera la riduzione del divario di cittadinanza come priorità trasversale, cita esplicitamente tra le riforme da realizzare "la definizione del livello essenziale delle prestazioni per alcuni dei principali servizi alla persona, partendo dagli asilo nido, in modo da aumentare l'offerta delle prestazioni di educazione e cura della prima infanzia".

Con il disegno di legge di Bilancio 2022 predisposto dal governo per la prima volta si definiscono i livelli essenziali delle prestazioni per quanto riguarda la disponibilità dei posti negli asili nido e il trasporto scolastico di studenti disabili (in quest'ultimo caso, con il rinvio a un apposito decreto) e, soprattutto, si stanziano le risorse necessarie a raggiungere quegli obiettivi e colmare così i divari territoriali, soprattutto tra Nord e Sud.

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