Sviluppo, Provenzano: “Divario nord-sud da colmare, ma anche centro e periferie, città e campagne deindustrializzate, aree urbane e aree interne”

18 gennaio 2020

Le disuguaglianze si combinano e si sommano nei “luoghi”. I divari territoriali, in Italia, non si riducono più alla frattura storica tra Nord e Sud, che rappresenta il primo vincolo da rimuovere per lo sviluppo. Negli ultimi anni se ne sono consolidati altri: tra centri e periferie, tra città e campagne deindustrializzate, tra aree urbane e aree interne, al Sud come al Nord. Le aree interne rappresentano il 60% del territorio nazionale, ci vivono oltre 10 milioni di persone, in paesi in via di spopolamento, lontani dai centri di offerta di servizi e di lavoro. C’è la grande questione dell’Appennino, la catena montuosa centrale che si sgretola, funestata da tragedie naturali, aggravate dal disinvestimento e dall'abbandono: un processo di marginalizzazione che produce contraccolpi anche nei luoghi in cui si concentra lo sviluppo. C’è un tesoro nascosto, non solo nel patrimonio di cultura, tradizioni, identità da preservare, ma anche di produzioni agroalimentari di qualità, sapienza contadina e capacità manifatturiera che ha un futuro.

Vengo da uno di questi luoghi, amo scoprirne altri, e nei prossimi mesi ho chiesto a Franco Arminio, un poeta che conosce l’anima dell’Italia interna, di accompagnarmi in un viaggio che avrà molte tappe. Ieri e oggi sono stato in Emilia-Romagna, una Regione che ha creduto fortemente nella Strategia nazionale per le aree interne avviata da Fabrizio Barca. Coi sindaci e la cittadinanza attiva dell’Appennino Reggiano (dove fanno il parmigiano di montagna!) ho discusso di come accompagnare il loro impegno, introducendo una quota premiale nell'attribuzione dei 200 milioni di nuove risorse previste in Legge di Bilancio. In Valmarecchia abbiamo discusso di come semplificare e rafforzare la governance, per essere più vicini ai piccoli comuni. Sono incontri di lavoro, che mi serviranno a decidere nelle prossime settimane le modalità migliori per attribuire ai comuni che partecipano alla Strategia Nazionale per le Aree Interne i 90 milioni del fondo a sostegno delle attività artigianali e commerciali.

La sfida è quella di rendere la sperimentazione una politica nazionale, forte, coerente e riconoscibile, a cui i territori abbiano lo stimolo ad aderire. Tenendo conto di alcune lezioni. La Strategia funziona laddove si avviano processi di partecipazione. La collaborazione e l’associazionismo tra Comuni determina il salto di qualità. L’efficacia è garantita quando l’azione è sostenuta con convinzione a livello interministeriale: dall'Istruzione alla Salute, per salvare scuole e punti nascita, fino alle Infrastrutture, perché per spezzare l’isolamento e offrire una prospettiva bisogna anzitutto colmare il gap infrastrutturale, materiale e digitale.

È questo il senso di quella “coesione territoriale” che ho voluto reintrodurre nella dizione del Ministero che ho l'onore di rappresentare. Le istituzioni repubblicane hanno le radici su questi monti, nel sangue versato dai partigiani e dai cittadini trucidati dai nazifascisti. Per questo ho voluto rendere omaggio al luogo dell’eccidio del Fragheto, uno dei tanti sulla linea Gotica. Un legame di memoria che mai come oggi va riannodato. Non può essere spezzato.

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