Rapporto sull’azione di Governo

5 febbraio 2021

L’Italia ha molte fratture. Le disuguaglianze e le divisioni si combinano e si accentuano nei luoghi. Colmare i divari territoriali non è solo un atto di giustizia, è la leva essenziale per attivare il potenziale di sviluppo inespresso del nostro Paese. È con questa consapevolezza che ho condotto la mia azione di governo in tutti questi diciassette mesi, e in particolare durante quelli difficilissimi della pandemia, in cui il rischio di ulteriore allargamento delle disuguaglianze aveva
profonde ricadute territoriali e perciò si imponevano decisioni audaci.

L’esigenza di fronteggiare un’emergenza senza precedenti, che per la verità sul piano economico e sociale al Sud precedeva la pandemia, non doveva far smarrire l’esigenza di una cornice strategica dentro la quale inserire gli interventi. Questo è ciò che dobbiamo alle nuove generazioni, la cui fuga in questi anni, in particolare dalle regioni meridionali, ha rappresentato una vera e propria emergenza nazionale. Le cui cause vanno ricercate certo nella carenza di lavoro buono e di servizi di qualità (scuola, salute, mobilità), ma anche e soprattutto nell’incertezza e la sfiducia sulle prospettive di futuro del Sud, da qui a dieci, vent’anni.

Il Piano Sud 2030, con le sue missioni strategiche e azioni prioritarie, ha per molti versi anticipato le linee di policy che caratterizzano la svolta europea di Next Generation EU, che rappresenta un’occasione unica per rendere l’Italia più forte, più innovativa, più giusta e più coesa. Il PNRR assume il rilancio del Sud e la coesione territoriale come priorità trasversale, non solo per l’urgenza di affrontare le conseguenze immediate della pandemia, ma per l’opportunità di risolvere i nodi strutturali che hanno ostacolato la crescita degli ultimi vent’anni e liberare il potenziale inespresso di sviluppo del Sud.

Nel ventennio di sostanziale stagnazione italiana, poi, la geografia dei divari territoriali si è complicata: accanto alla frattura tra Nord e Sud, in tutto il Paese è aumentata la divergenza tra centri e periferie, tra città e campagne
deindustrializzate, tra aree urbane e aree interne. Fenomeni, questi, che conferiscono un’ulteriore connotazione “nazionale” al tema della coesione territoriale, tradizionalmente associata alla questione meridionale. E che sono stati affrontati con iniziative volte al rafforzamento delle politiche di coesione nei contesti urbani marginalizzati, anche con il coinvolgimento del Terzo Settore, e con uno straordinario rilancio della Strategia nazionale per le aree interne.

La sfida dello sviluppo del Sud è la più difficile di tutta la nostra storia unitaria, ma forse la più appassionante. Non è una causa persa. C’è una grande vitalità e capacità di innovazione, nelle forze sociali e imprenditoriali, nelle organizzazioni della cittadinanza attiva, in luoghi che rappresentano il cambiamento possibile, e che in realtà già sperimentano quel modello di sviluppo sostenibile che vogliamo perseguire. A tutte queste realtà, attraverso azioni concrete, abbiamo provato a dare sostegno, visibilità e forza.

La politica ha il compito di creare e diffondere condizioni di benessere, accelerare e supportare i processi virtuosi. La premessa è dare risposte alle emergenze e ai bisogni, dove necessario riconquistare territori e cittadini alla legalità. A questo, dev’essere in primo luogo orientata l’azione pubblica ordinaria. E tuttavia, c’era bisogno di recuperare credibilità e fiducia nelle politiche di sviluppo e coesione: lo abbiamo fatto, da un lato, accelerando la spesa per recuperare lo storico ritardo nell’assorbimento delle risorse, uno sforzo che ci è stato riconosciuto a livello europeo; dall’altro, rendendola più efficiente e concentrando le risorse su poche misure in grado di dare risposte tangibili ai cittadini, verificando e monitorando l’attuazione.

Lo sviluppo e la coesione sono “missioni”. Non riguardano solo i meridionali, ma tutti coloro che sono impegnati nella battaglia per rendere l’Italia un paese più giusto e avanzato. Le istituzioni e i cittadini, la politica e la società devono
combatterla fianco a fianco. Consapevoli delle difficoltà, certo, ma anche del mare di opportunità che abbiamo di fronte.

La politica di sviluppo e coesione che abbiamo provato a strutturare in questi mesi ha avuto una tensione fortemente unitaria, nella consapevolezza, rimossa in decenni di contrapposizione territoriale, della profonda interdipendenza tra le aree del Paese. A muoverla, è stata non soltanto un’idea di equità sociale che, in Italia, ha una profonda connotazione territoriale. Ma la convinzione che per fronteggiare al meglio le sfide del presente abbiamo bisogno di liberare le energie di tutte le persone in tutti i luoghi.

Abbiamo provato ad aprire una pagina nuova. Di seguito un resoconto del lavoro fatto, di ciò che è stato avviato, del molto che resta da fare. A chi verrà dopo, con l’augurio di buon lavoro.

Roma, 5 febbraio 2021

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