Stato di avanzamento dei Programmi operativi dei fondi strutturali 2014-20

Aggiornamento dati (estratto dell’Audizione del 10 novembre 2020 del Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Giuseppe Provenzano, presso la Commissione Politiche dell'Unione europea del Senato)

I ritardi accumulati in partenza dal ciclo di programmazione 2014-2020 ne hanno reso complessa l’attuazione, ma negli ultimi mesi abbiamo registrato importanti segnali di accelerazione.

L’attuale dotazione complessiva dei Programmi del ciclo 2014-2020 vale oltre 50 miliardi, due terzi dei quali sono destinati alle regioni del Mezzogiorno, sia meno sviluppate sia in transizione.

Diversamente da quanto accaduto negli anni precedenti, tutti i Programmi Operativi hanno raggiunto le soglie minime di spesa previste al 31 dicembre 2019.

Abbiamo conseguito questo risultato anche grazie alla leale collaborazione messa in campo negli ultimi mesi del 2019 tra l’Agenzia per Coesione Territoriale e le singole Autorità di Gestione, che in alcuni casi si è tradotta in un vero e proprio affiancamento per la rendicontazione delle risorse (come è avvenuto ad esempio nel caso del POR Sicilia).

Questo non ci ha portato a dire che andava tutto bene, anzi. Siamo stati i primi a denunciare il ritardo accumulato, sebbene le ragioni della lentezza di attuazione del ciclo di programmazione in corso andassero contestualizzate. La comparazione con il ciclo precedente (peraltro già problematico), proposta dalla Corte dei Conti europea, infatti, non appare rilevante per due ragioni. Anzitutto, come ricordato, il ritardato avvio del ciclo 2014-20, a seguito di un negoziato molto lungo mentre lo sforzo delle Amministrazioni regionali e centrali era ancora tutto indirizzato alla chiusura del ciclo precedente onde evitare di perdere risorse. E poi, la regola dell’N+3 che dilata di un ulteriore anno i tempi di assorbimento rispetto al ciclo precedente (quando valeva l’N+2).

Nonostante il raggiungimento del target, la situazione di avanzamento della spesa a fine 2019 non era affatto soddisfacente e si attestava a un dato tra i più bassi dell’intera UE (nelle regioni del Mezzogiorno era pari a circa il 26%, nel Centro-Nord circa il 32%).

Da qui è partito un lavoro di forte accelerazione, che ha avuto i suoi frutti già nella prima fase dell’anno, e che ne vedrà ulteriori per effetto della riprogrammazione nell’emergenza dei fondi strutturali.

L’esame degli ultimi dati di monitoraggio disponibili di fonte IGRUE, aggiornati al 31 ottobre 2020, restituiscono un quadro di apprezzabile miglioramento dell’avanzamento finanziario dei Programmi in corso d’anno.

Tra fine febbraio (ultimo aggiornamento riportato qui in Audizione lo scorso 19 maggio) e fine ottobre 2020, malgrado i prolungati blocchi di cantieri e dell’attività di investimento pubblico causati dalla pandemia, risulta una crescita degli impegni dal 60,5 al 68,3% e dei pagamenti dal 31,7 al 38,4% del totale della spesa programmata (per un valore di circa 3 miliardi di euro).

Resta una forte disomogeneità tra Programmi che non procedono tutti allo stesso modo, con alcuni che registrano significativi ritardi. Si tratta di differenze che vanno segnalate, non per assegnare pagelle, ma per comprendere Programma per Programma cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato, raccogliere utili elementi valutativi e intervenire di conseguenza.

In termini di pagamenti a valere sul FESR appaiono in maggiore ritardo i POR delle Marche, dell’Abruzzo, della Calabria. Sul FSE invece appaiono particolarmente in ritardo i programmi di Sicilia, Campania e Abruzzo.

Non va dimenticato che non sono solo i POR a registrare ritardi. I limiti dell’attuazione investono anche molte Amministrazioni centrali. In termini di pagamenti sul totale della spesa programmata, ad esempio, il PON Legalità (che pure ha fatto sforzi considerevoli in termini di attuazione) è fermo ad agosto 2020 al 18,1%, mentre il PON Inclusione alla stessa data è fermo al 16,2% (e pertanto è stato oggetto di significativa riprogrammazione).

Anche per Obiettivi Tematici la situazione è differenziata: l’avanzamento finanziario è particolarmente lento in relazione agli impegni degli Obiettivi Tematici riguardanti l’energia, l’ambiente e la tutela del territorio e delle risorse naturali (OT4, OT5, OT6) e dell’Obiettivo Tematico di sostegno all’inclusione sociale e di lotta alla povertà e discriminazione (OT9).

Più rapido risulta l’avanzamento degli Obiettivi di promozione del trasporto (OT7), in larga parte finanziati con la coesione, e degli investimenti nell’istruzione, nella formazione e nella formazione professionale per le competenze e l’apprendimento permanente, compresa la scuola (OT10).

In considerazione dell’obiettivo di spesa di fine 2020 (target N+3), stimato a 12,1 miliardi di quota UE, è ancora necessario certificare e richiedere a titolo di rimborsi circa 2 miliardi di contributi comunitari.

In generale, dunque, siamo in linea con gli impegni previsti.  Riguardo ai Programmi Nazionali, solo il PON Iniziativa PMI e il PON Scuola hanno superato il target di spesa. Riguardo ai PON, la situazione è differenziata per regioni e per fondo, con diversi programmi che hanno già raggiunto il target.

Ad oggi, i più distanti dal perseguimento degli obiettivi di spesa sono il POR FESR Sicilia e i PON Reti e Inclusione. Il rischio disimpegno è comunque minimizzato dall’attività di riprogrammazione nell’emergenza, nell’ambito della quale vi è la facoltà, come noto, di rendicontare interventi al tasso del 100% di cofinanziamento europeo.

Il lavoro di riprogrammazione, a cui ci siamo dedicati durante la prima fase acuta della pandemia, per attivare il maggior numero di risorse necessaria a fronteggiarla dal punto di vista sanitario economico e sociale – dal quale possiamo trarre anche indicazioni e innovazioni di metodo, utili per determinare quei cambiamenti strutturali di cui ha bisogno la politica di coesione per recuperare efficienza nel nuovo ciclo di programmazione – è stata anche una formidabile occasione di ulteriore accelerazione di spesa. Il quadro di attuazione del 2020 è dunque destinato a migliorare ulteriormente quando nei dati di monitoraggio saranno “visibili” gli effetti degli accordi con i Ministeri e le Regioni (definiti con delibera CIPE del 28 luglio scorso) che hanno mobilitato per l’emergenza complessivamente circa 11,5 miliardi di euro.

Scarica la tabella in pdf

Guarda il video dell'Audizione del 10 novembre 2020

Torna all'inizio del contenuto